Ai limiti dell’umanità: scontare la condanna anche da morti

Il funerale dei quattro palestinesi restituiti dopo anni ai propri familiari (foto Samantha Comizzoli)

Il funerale dei quattro palestinesi restituiti dopo anni ai propri familiari (foto Samantha Comizzoli)

Ci sono casi particolari, narrabili con fatica da chi vive a contatto con questa realtà, in cui uno stato può deliberatamente pensare di mettere da parte qualsiasi senso della legalità, dell’umanità, della civiltà, e perpetrare delle malvagità che possono a malapena ricordare film dell’orrore o casi di civiltà aliene (immaginarie) prive di ogni senso umano.

Si tratta del caso  di Israele, uno stato al centro di un’area densa di rivoluzioni soffocate nel sangue ed di continue ingiustizie, che grazie alla gravità delle notizie provenienti da diverse parti del mondo, in particolare dall’Ucraina e dalla Siria, continua indisturbato la sua opera di pulizia etnica nei confronti dei palestinesi. Si badi però, non è odio verso l’arabo, è proprio la mancanza totale di umanità di una classe di governanti e una parte del suo popolo che ormai, avendo deciso che tutta l’area è stata a loro assegnata dal loro Dio, hanno deciso che i Palestinesi se ne devono andare.

Il modo in cui lo fanno è sotto gli occhi di molta gente, ma molti fanno finta di niente e si girano dall’altra parte, come d’altronde gran parte della stampa. Esasperano, provocano, ghettizzano, umiliano, feriscono, terrorizzano, uccidono, senza limite di età, senza compassione, scientificamente, con ipocrite scuse che ogni tanto vengono pronunciate quando viene ucciso qualcuno di importante, complottando e reagendo in modo più che sproporzionato alle reazioni (anche violente ma cariche di disperazione) dei Palestinesi. Un sasso lanciato vale un arresto, se non peggio. Un ulivo piantato vicino al muro che hanno eretto per dividere Israele e Palestina è una provocazione che può legittimare un soldato a sparare ieri su un ragazzo di 15 anni, Yousef Shawamrah, A Dura (Hebron).

L’inumanità di coloro che hanno progettato tutto questo non finisce qui. Il 18 Marzo 2014 in piazza a Nablus si sono svolti i funerali di quattro Palestinesi, morti 12 anni fa. Uno di questi, Ahmed Yasser Saleh al tempo aveva 18 anni ed è stato ucciso perché si trovava nei pressi dell’insediamento illegale di coloni di Ytzhar e quindi poteva attentare alla vita dei coloni (illegali, ripetiamo). Ucciso, è stato processato dopo morto e condannato a 20 anni di detenzione nel Cimitero dei Numeri, un luogo in cui i morti condannati vengono seppelliti fino alla fine della pena con solo un numero per identificarlo. Ovviamente, i familiari non possono sapere il numero, né possono partecipare alle esequie o eseguire un funerale religioso. Una specie di inferno per un musulmano per cui il funerale è un passo importante della vita, così come per un cristiano è uno dei sacramenti.

L’inumanità e anzi la barbarie raggiunge dimensioni orribili nei casi di corpi che vengono restituiti dopo qualche settimana dall’uccisione e la relativa condanna, come accaduto al fratello di Ahmed. Spesso il corpo torna ai familiari privo di alcuni organi, segno che è stato straziato al fine di usarne le parti per altri, terribili scopi.

Non ci sono parole per descrivere tutto questo, se non il fatto che si tratta di disumani. Impuniti, nascosti nel silenzio della comunità internazionale, i crimini che stanno commettendo sarebbero da tribunale dell’Aia, da embargo totale, da intervento dell’ONU per il ripristino dei confini della prima risoluzione e lo smantellamento totale di tutte le colonie. E invece tra i pochi testimoni di quanto accade sono organismi come l’ISM (International Solidarity Movement) e i loro coraggiosi volontari che con la loro presenza documentano quanto vi sto raccontando. Non è un film dell’orrore frutto della mente malata di qualche autore intossicato di acidi.

E’ una orribile realtà.

Aiutate il movimento ISM con una donazione.

Riferimenti

  1. Samanta Comizzoli Blog: Il cimitero dei Numeri Umani (19 Marzo 2014)
  2. International Solidarity Movement

Leonardo

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