Gli Stati Uniti e la risposta giusta per gli F35

Obama_ArmyQualche giorno fa il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Obama. Con una certa fermezza, Obama ha ribadito la necessità che l’Italia e l’Europa tutta mantengano il proprio impegno nei riguardi delle spese per la difesa, con un nemmeno troppo velato riferimento ai dubbi da parte dell’Italia a riguardo dell’acquisto dei famosi F35.

Posto che rimane difficile pensare ad un teatro di guerra in cui i supertecnologici F35 possano tornare utili all’Italia, l’acquisto di ben 90 aerei per un totale di spesa che va oltre i 13 miliardi di euro (di cui 2,5 già spesi) ha veramente poco senso, per tanti motivi, tra i quali i più clamorosi sono:

  • Per acquistare gli F35 la difesa italiana ha rinunciato all’acquisto di 24 più economici caccia europei Eurofighter (62 M€ finali contro i più di 130 M€ dell’F35) che sono stati realizzati e prodotti anche dall’Italia (in una proporzione del 20% e ne sono stati anche dismessi altri 24 da quelli che già avevamo);
  • Gli F35 dai test dello stesso Pentagono sono stati dichiarati poco affidabili e tecnologicamente immaturi. Costano più del doppio del preventivo iniziale e verranno consegnati secondo le attuali previsioni nel 2o18, ben 8 anni in ritardo;
  • L’unico motivo per cui sono indispensabili è che le portaerei attuali (la Cavour e la Garibaldi) dopo la dismissione dell’Harrier rimarrebbero senza sostituti, venendo declassate a portaelicotteri. Ma la questione riguarda solo 30 dei 90 aerei.
  • Il fantomatico indotto italiano collegato alla produzione degli F35, inizialmente indicato in addirittura 10mila posti di lavoro, in realtà non occuperebbe che poche centinaia di dipendenti di Alenia Aermacchi, che con i 10 miliardi risparmiati potrebbero sicuramente essere impegnati per la progettazione e la produzione di un aereo maggiormente utile per la difesa italiana (e sopratutto meno costoso).
Le spese militari dei paesi NATO in percentuale rispetto al PIL

Le spese militari dei paesi NATO in percentuale rispetto al PIL

Ma la cosa che più fa imbestialire è la faccia tosta con la quale gli Stati Uniti vengono qui a farci il predicozzo sulle spese militari. Hanno fomentato guerre in ogni parte del mondo, appoggiando governi militari in Medio Oriente e poi massacrandone i cittadini dopo averli sottoposti a decenni di dittatura. Hanno chiuso tutti e due gli occhi sul massacro di palestinesi che ormai va avanti da più di mezzo secolo creando la bandiera dietro la quale si schierano tutti i maggiori gruppi anti-sionisti e anti-occidentali del mondo estremista islamico. Tramite i loro dittatori di pezza (poi puntualmente assassinati da loro stessi) hanno ridotto il Centro America ad una bolgia di violenza e di delinquenza mafiosa creando una rete organizzatissima per il narcotraffico che neanche l’esercito americano può affrontare.

E adesso dovremmo essere noi europei ad armarci e ad aumentare il bilancio militare per far fronte a tutta la gente incazzata e armata che gira per il mondo? La Germania e la Francia, almeno, spendono investendo nel loro stesso paese o al limite in Europa, facendo ricadere nel loro stesso territorio le loro spese militari, acquistando aerei prodotti da loro stessi. Noi che avevamo una delle maggiori industrie aerospaziali d’Europa, dopo aver venduto le parti migliori alla Francia (Thales) con la chiusura o la riduzione di molti stabilimenti italiani, dovremmo anche svenarci (levando risorse allo stato già dissanguato) acquistando aerei dagli Stati Uniti?

Io avrei ridirezionato gli 11 miliardi residui allo stato e all’industria aerospaziale italiana. Ricordandoci che a Torino abbiamo uno dei maggiori poli dell’industria aeronautica che va in malora e l’industria automobilistica se ne sta andando di soppiatto in America.

E ad Obama avrei risposto: “Avete voluto fare i Cow Boy? Mo’ so cazzi vostri”.

Riferimenti:

Leonardo

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